Le Scarpe, I Sandali, Rivetti, A Fondo Piatto, I Grandi Cantieri, Zipper Nappe,Beige,Eu41 Eu42

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  • Bella signora Sandali
  • Materiale esterno: sintetico
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Più di 140 anni di successo.

L'inizio della storia di questa azienda, nel 1876, vede come protagonista un mercante ventottenne appassionato di scienza: Fritz Henkel. Il 26 settembre 1876, lui e due partner fondarono l'azienda Henkel & Cie ad Aachen e commercializzarono il primo prodotto: un detersivo universale a base di silicato.

Negli anni successivi, questa famiglia tedesca di imprenditori e migliaia di loro dipendenti hanno trasformato Henkel in una multinazionale presente in oltre 75 Paesi.

LA STORIA DI HENKEL IN ITALIA

Henkel fonda la sua sede italiana a Lomazzo (CO) nel 1933 con il nome di Società Italiana Persil e la sua prima attività è proprio la produzione del detersivo per bucato a mano Persil. I primi decenni della sua storia in Italia sono caratterizzati da espansioni e nuove acquisizioni di marchi e stabilimenti, prevalentemente nel mondo del bucato e della cura della casa. 

Sternzeichen

Konrad Henkel all´inaugurazione dello stabilimento di Ferentino. Tra i presenti anche Giulio Andreotti.

Gli anni ’60 e ‘70

Dopo la fondazione della sede di Lomazzo e l’avvio della produzione dei detersivi per bucato a mano a marchio Persil, i primi decenni della storia di Henkel in Italia sono caratterizzati da espansioni e nuove acquisizioni di marchi e stabilimenti, prevalentemente nel mondo del bucato e della cura della casa.

Nel  1958  infatti viene lanciato con grande successo il marchio Dixan e nel  1964  viene avviata la produzione dei primi detersivi biodegradabili. In questi anni inizia la prima vera espansione dell’azienda che nel Lazio avvia la costruzione di un secondo stabilimento per la produzione di detersivi e nel 1953 lancia Polycor, il primo marchio di cosmetica di Henkel in Italia.
Nel  1973  viene inaugurato lo stabilimento di Ferentino (FR) per la fabbricazione di detersivi liquidi e in polvere attivo ancora oggi.  

a piena notorietà per Fiuggi arrivò grazie a Michelangelo che riuscì a sconfiggere il “male della pietra” e a ultimare la Cappella Sistina grazie alle proprietà depurative delle acque di una «fontana che è quaranta miglia da Roma», scriveva l’artista in una lettera inviata al nipote Lionardo. Da allora la stazione climatica e poi termale della cittadina laziale ha attraversato alterne vicende e, dopo la gestione Ciarrapico degli anni ’80, è seguita una fase di declino riconducibile, in parte, all’assenza di investimenti mirati alla diversificazione dell’offerta termale e, in parte, a scelte politiche non particolamente lungimiranti almeno finoal 2012, quando il Comune è tornato in possesso dello stabilimento industriale e attraverso la controllata Atf, Acqua & Terme Fiuggi spa, ne ha curato il rilancio e oggi sonda la strada della vendita.

La via l’ha indicata la legge Madia che obbliga gli enti locali a razionalizzare le partecipate pubbliche entro il 30 settembre. Da qui la decisione del Comune, attualmente sotto la guida del commissario prefettizio Francesco Tarricone, di avviare un percorso di valorizzazione di Atf. Non è ancora la vendita vera e propria, anche se è quello l’approdo finale, ma, codice degli appalti alla mano, una consultazione preliminare di mercato per sondare l’interesse degli operatori verso gli asset in pancia alla società, controllata al 99,8% dal Comune.